(di Carlo Bo, 1998)

Esiste una sterminata biblioteca sulla lettura – un tema che ha appassionato soprattutto

gli autori. La storia della lettura convive con quella della scrittura a tal punto che spesso si

confondono. Valga per esempio maggiore il caso di Proust, quello delle Giornate di lettura

in cui con grande chiarezza appare quello che sarà l’inventore della Recherche. Ma Proust

non è che un esempio, sia pure altissimo, perché se uno volesse confrontare il rapporto fra

scrittura e lettura, alla fine avrebbe disegnato una storia della letteratura universale.

Proviamo a ridurre il tema alle nostre proporzioni, pensiamo per esempio a Giovanni Papini

che della lettura aveva fatto in gioventù l’unico strumento per impadronirsi del mondo,

dell’albero della scienza e del bene.

Sono soltanto i primi esempi che ci vengono alla memoria, ma – lo ripetiamo – al fondo di

ogni scrittore c’è un libro ispiratore, un autore o perfino l’intera opera di uno scrittore. Detto

questo, tocchiamo un altro capitolo vitale, la lettura per impadronirsi di un mondo spirituale

diverso dal nostro. È il capitolo dedicato ai possibili modi di leggere. Molti a proposito i

consigli di un grande maestro del leggere, potremmo dire del grande inventore della lettura,

Sainte-Beuve, che non smetteva di raccomandare: leggere, leggere, lasciarsi fare. Che cosa

voleva dire “lasciarsi fare”? Se non andiamo errati, voleva dire: non interporre fra il lettore

e il libro i propri gusti, i propri pregiudizi.

Secondo il grande critico, soltanto leggendo e rileggendo si può arrivare a conoscere il vero

di uno scrittore, evitando le sentenze frettolose e anticipate. La riprova della bontà di questa

legge l’abbiamo con certi rovesciamenti di giudizio che sono il frutto dell’azione della

lettura continua. Inutile aggiungere che ogni tempo propone le sue ragioni e i suoi modi di

lettura.

Qualche tempo fa abbiamo ricordato una sorta di decalogo di George Steiner: leggere ad

alta voce, imparare a leggere traducendo e soprattutto rileggere senza mai stancarsi. Vale

appena notare che questi modi di lettura riguardano soltanto i lettori degni di questo nome

epperò le migliaia di lettori che figurano nella pubblicità del bestseller appartengono a

un’altra famiglia di lettori. Per loro i consigli di Sainte-Beuve o di Steiner sono del tutto

inutili. Tali offerte di lettura si esauriscono da sé, non trattandosi che di un film, di un

ritaglio, di uno “scampolo” del filone che ha sostituito il mondo del tutto particolare del

libro, vale a dire della invenzione. Qui sta il nocciolo del problema, il confronto fra lettore

e libro, voce di uno scrittore. Così si prospetta un nuovo tema, la gara fra chi legge e chi

scrive, nel senso che il lettore è autorizzato a immaginare altre soluzioni, altre trame e nei

casi più alti – per esempio la poesia – altri risultati e prove di voci. Quanti poeti non sono

nati così, infatti gran parte della poesia nuova nasce da una serie di calcoli, di prove e di

aggiustamenti. Non si tratta di plagi più o meno occulti, ma di collaborazioni.