08/2014

gaza 2015 (aic)

Difficile di questi tempi riuscire a dormire serenamente. Per chi accende il televisore solo per ingannare il tempo o per avere qualcosa di cui parlare al bar, forse questa difficoltà non esiste. Ma io mi sento come in quella  fiaba di Rodari, dove i personaggi della tv compaiono all’improvviso nella casa del solitario spettatore e non lo lasciano dormire. Dovrebbe essere abbastanza umano se questi personaggi apparissero nelle nostre stanze. Come non potrebbero, infatti, guardando le notizie che ci arrivano su Gaza? O sull’Ucraina? Nel mio giaciglio non trovo nessuna consolazione, nessuna giustificazione che possa farmi addormentare – come fanno tutti gli altri, mi chiedo? Il cinismo, spesso evocato da certi cattolici della domenica (ma meno male che c’è Bergoglio!), con cui si giustificano questi crimini, fa rimanere ancora più insonni. Cinismo e ipocrisia distillati dalla stessa tv di cui non ci si accorge che, mentre propugna le sue notizie concentrate in un minuto e mezzo per stare nel palinsesto, esegue il volere del pensiero unico, e non certo della verità. C’è ancora gente disposta a cercarla veramente? Io spero di sì, perché oggi i mezzi d’informazione alternativa non mancano. Mancano piuttosto gli uomini “operai”, quei costruttori instancabili di luoghi di verità e, quindi, di pace.

Facciamo un esempio chiarificatore per tutti. Lo sterminio su Gaza del recente luglio 2014 è stato giustificato dai media occidentali, e non tanto da Israele, come conseguenza all’uccisione di tre giovani israeliani. Vi chiedo: sappiamo o no che due mesi prima dell’uccisione di questi giovani, Israele aveva ucciso due ragazzi palestinesi durante una pacifica dimostrazione[1]? Qualcuno lo sa?

D’altra parte, questo metodo non è nuovo. Il “format” è sempre lo stesso: i media occidentali all’improvviso mostrano qualche crimine (rapimento, e di rado uccisione di soldati) verso Israele che, automaticamente, secondo qualche teoria mai applicata altrove, dovrebbe giustificare l’onda di morte e massacri che vi segue. Non viene però mai ricordato che prima di quell’atto, ce ne sono stati a dozzine, e peggiori, commessi dall’esercito israeliano. Per ricordare che questa teoria non sia stata mai applicata altrove, basti ricordare, come scrive il giornalista dell’Independent[9], che l’Inghilterra non distrusse Dublino o le campagne dell’Irlanda del nord con caccia bombardieri quando scoppiava una bomba a Londra (anche se la caccia all’uomo non ha risparmiato innocenti irlandesi).

 Altra punto. Sappiamo o no che negli utlimi 14 anni, Israele uccide in media 2 bambini palestinesi alla settimana? Il cinismo occidentale, mutuato da quello yankee, addirittura si spinge in affermazioni il cui odore cadaverico si sente fin nelle discussioni con l’uomo di strada: Loro (Israele) vogliono solo distruggere i tunnel di Hammas. “Solo”? E perché dunque colpire, in primis, ospedali, scuole e campi di alberi da frutto? Secondo l’analista Mouin Rabbani, c’è solo una spiegazione: la totale irriverenza per la vita del palestinese da parte del governo israeliano.

D’altra parte, non c’è da meravigliarsi di questa routine: durante la prima invasione di Israele, nel dopoguerra, interi palazzi furono considerati bersagli dal neo formato esercito israeliano, anche se all’interno vi erano civili che abitavano lì da generazioni, solo per il fatto che in essi vi si nascondevano “terroristi”. Un’ingiustizia a cui nessuno più baderà, un’ingiustizia, come disse G. Riva nel 2011, che è diventata giustizia.

Abbiamo imparato che prima di dare un giudizio, occorre conoscere bene i fatti. E  a scoprire la verità, come ci ricorda Dostoevsky ne L’adolescente, si scopre sempre che è inverosimile. Ad esempio, Hamas viene presentata come un’organizzazione terroristica e classificata tale da molti stati, tra cui anche l’Unione Europea. Ragione di questo blacklisting: un punto determinante del suo statuto che prevede la scomparsa dello stato di Israele. Vero. Vero anche, però, che questo punto risale a molto tempo fa. Nessuno ricorda, infatti, che gli stessi leader di Hamas avevano accettato in pieno le risoluzioni internazionali dei due stati, punto ripetutamente ed esplicitamente confermato. Cosa che invece USA e Israele stanno bloccando da oltre 40 anni [2][3][4][5][10].

Al contrario, Israele sembra votato senza riserve alla distruzione della Palestina: “noi non abbiamo nessuna soluzione, voi continuerete a vivere come cani, e chiunque vuole può andarsene; vedremo dove porta tutto questo”[2][12,pag. 116-117]. Affermazioni simili, se non sbaglio, furono dette anche da Stalin agli ucraini.

 E ancora: “L’esercito israeliano ha sempre colpito le popolazioni civili, intenzionalmente e consapevolmente[…] L’esercito non ha mai distinto gli obiettivi civili [da quelli militari, ma] ha attaccato deliberatamente obiettivi civili” [6]. Tale teoria antica è sostenuta e ripresa dagli USA, come testimoniano le parole del noto Thomas Friedman: “l’unica fonte durevole di dissuasione era di imporre ai civili – familiari e datori di lavoro dei militanti – un dolore sufficiente a far sì che Hezbollah si moderi in futuro”[7]. Un futuro spettrale in cui non ci saranno che rovine.

Come nota Chomsky, sulla stessa teoria erano basate le bombe sui civili in Vietnam. E sulla stessa teoria dovrebbero potersi giustificare – perché no – gli aerei sulle torri gemelle.

 Ricordiamo, inoltre, che Hamas fu votato all’unanimità dai palestinesi nel 2006, con libere elezioni. Quello fu un “grave” sbaglio agli occhi di USA e Israele. Sbaglio che fu punito con la successiva rappresaglia, la più atroce e sistematicamente preparata a tavolino del 2008/2009. Pensate che per essa fu deciso il giorno, un sabato, e l’ora, a mezzogiorno, quando i bambini tornano da scuola. Ma il sabato non è sacro per gli ebrei? Certo. Infatti, proprio durante i bombardamenti, venivano bloccati gli aiuti umanitari. Come dire, bombe sì, aiuti no. Non abbiamo già visto questo episodio da qualche altra parte?

Il disprezzo per la vita palistenese è testimoniato dai fatti non dalle opinioni.

Primo fra tutti: durante la barbarie del luglio 2014, i soldati israeliani sparavano deliberatamente sui civili ogni volta che un soldato dei loro moriva. Un soldato dovrebbe fare il soldato e viene pagato per combattare contro altri soldati. Ma da quando abbiamo inventato la polvere da sparo, evidentemente, il contratto di lavoro dei soldati è stato cambiato. C’è anche un video che testimonia questo fatto [8], e un’intervista a un ex soldato israeliano che lavora nel raccogliere testimonianze di atrocità deliberate dei soldati israeliani (si tratta di Efran Erati, che lavora spesso con il gruppo Breaking the Silence). Per non parlare delle testimonianze di civili riguardo certe strane lesioni improvvise agli arti, avvenute sia durante la campagna militare Piombo Fuso che quella dell’estate 2014, Protecting Border.

E’ ovvio che queste spiegazioni non hanno nessuna base razionale. E non siamo certo noi a dirlo, è lo stesso Israele. Invito a leggere le numerose citazioni a dichiarazioni televisive e giornalistiche che sono ampiamente documentate in

La chiamano guerra: ma in una guerra si battono i soldati. Se un soldato muore, non dovrebbe sconvolgere più di tanto, perché era il suo lavoro. Come ha notato Michael Warshasky durante il convegno Tonalestate 2014, mostrando un’immagine de Il Corriere della sera di agosto, è imperdonabile affiancare l’immagine di un soldato morto a quella di un bambino morto sotto le macerie. Chi l’ha scelta, diciamocelo pure, è un giornalista di bassa lega. Un falso, come il padrone che serve. Lo stesso Warshasky ha cercato di darsi una spiegazione di tale violenza genocida.

Gli fa eco un articolo di un giornale arabo del 2009: 

“A Gaza circa un milione e mezzo di persone è soggetta alle micidiali cure di una delle macchine militari più progredite sul piano tecnologico ma moralmente regressive del mondo. Si dice spesso che per il mondo arabo i palestinesi sono diventati quello che gli ebrei erano per l’Europa negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, e in questa interpretazione c’è qualcosa di vero. E’ così sgradevolmente appropriata, dunque, che esattamente come gli europei e i nordamericani si voltarono da un’altra parte mentre i nazisti pepretavano l’Olocausto, così gli arabi cercano il modo di non fare nulla mentre gli israeliani trucidano i bambini palestinesi”[9]. 

Mentre riprendiamo la stesura di questo articolo, nel 2015 assistiamo inermi a una nuova guerra in Europa, una guerra fratricida fra ucraini. All’articolo appena citato possiamo aggiungere quindi che non sono solo gli arabi, ma tutto il mondo occidentale non fa nulla, Europa compresa, la ipocrita Europa che ha posto sanzioni alla Russia per l’Ucraina ma su Gaza ha soltanto emesso tiepide ammonizioni simili a dei sbadigli. E’ un assurdo, un’ambiguità davvero colpevole simile a quella sulla libertà di espressione in Internet. Tutti hanno diritto ad esprimersi, ma questo ha comportato il proliferare incontrollato (e incontrollabile) di qualsiasi tipo di pornografia, accessibile a tutti, cosa che cozza contro un altro diritto europeo, quello della protezione dei minori. Ambiguità e assurdità inventate dalle nostre generazioni e che un giorno ci saranno imputate,e  sicuramente molto di più su chi poteva fare e non ha fatto, poteva rischiare e non ha rischiato.

Per il governo di Israele, Gaza è considerata tutta terrorista, come testimoniano le parole dei dirigenti israeliani. Non ha importanza se nasconde qualche lanciatore di razzi: per il fatto stesso che lo nasconde, tutti sono considerati tali. Quindi, ogni atrocità è possibile. Come dire che Roma sarebbe autorizzata a bombardare la Sicilia o Palermo, per il solo fatto che là ci sono dei mafiosi, se ce ne sono, che nascondono armi pesanti. 

La storia è abbastanza chiara nei suoi insegnamenti, e perciò resterà sempre criminale proprio perché si ricommettono gli stessi crimini. La storia stessa insegna che laddove c’è più potere, là occorre il maggior impegno e sacrificio a porgere la mano, a frenare gli istinti diabolici e devastatori. Ma la stessa storia ci insegna che per ovviare a questi insegnamenti basta ricorrere alla menzogna. Argomentazione questa che riporta  alla memoria i regimi totalitari. E’ una spirale da cui non si esce, e il bipede pensante che abita questo pianeta sta sempre più incamminandosi verso quel vicolo oscuro in cui non esiste nessun altro riferimento che se stesso, in qualsiasi campo. Difficile dire a questo tipo di ominide che la soluzione sta in tutt’altra strada, diremmo la strada di Cristo, per sintetizzare al massimo. 

Il metro della nostra umanità è questo non riuscire a dormire di fronte all’uomo che sbrana l’altro uomo. E la nostra grandezza non sta nel maledire il cielo, ma nell’accettare che sia apparentemente sordomuto, o ritardatario.

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[1]http://www.dci-palestine.org/documents/israeli-forces-shot-dead-two-palestinian-boys-during-west-bank-protests

[2] ^ Ismail Haniyeh, Agression Under False Pretenses in Washingthon Post, 11 luglio 2006.

[3] Khalid Mish’al, Our Unity Can Now Pave the Way for Peace and Justice in The Guardian, 13 febbraio 2007.

[4] Guy Dinmore, Najmeh Bozorgmehr, Iran ‘Accepts Two-state Answer’ in Mideast inFinancial Times, 2 settembre 2006.

[5]The Center for Preserving and Publishing the Words of Grand Ayatollah Sayyid Ali Khamenei, [english.khamenei.ir/index.php?option=com_content&task=view&id=442&Itemid=2 Leader Attends Memorial

[6] Ze’ev Schiff, in Haaretz, 15 maggio 1978

[7] Thomas Friedman, Israe’s Goals in Gaza?”, in New York Times, op-ed, 14 gennaio 2009.

[8] “The Untold Story of the Shejaiya Massacre in Gaza: A Former Israel Soldier Speaks Out”, http://www.democracynow.org/2014/9/12/the_untold_story_of_the_shejaiya

[9]http://www.independent.co.uk/voices/the-true-gaza-backstory-that-the-israelis-arent-telling-this-week-9596120.html

[10] Seduta ONU del 2008, dove con 173 voti favorevoli fu votata la “il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese”. I 5 voti contrati furono Stati Uniti, Israele e Stati della Micronesia.

[11] Arabs Fiddle and Squabble, Again, as Palestine Bleeds and Burns, Again”, editoriale del Daily Star (Libano), 14 gennaio 2009.

[12] N. Choamsky, Ilan Pappé , “Ultima fermata Gaza”, ed. Ponteallegrazie